Calabria: le contraddizioni di una regione stretta tra gioco d'azzardo e ndrangheta

Calabria, Giovedì 31 Agosto 2017 - 17:59 di Redazione

In Calabria la situazione relativa al gioco d'azzardo mostra alcuni dati contrastanti tra loro. Se si analizza la spesa pro-capite per il gioco, infatti, la regione appare tra le più virtuose della penisola con una media di 186 euro contro un dato nazionale di 339 euro. Nel momento, però, in cui si moltiplica la spesa pro capite per il numero di abitanti, il dato assume proporzioni più rilevanti: 307 milioni. Il calabrese medio che gioca d'azzardo è per lo più anziano, senza un reddito fisso o con un monoreddito. Preferisce principalmente le slot machine (spesa superiore ai 500 euro l'anno), ma non disdegna il gioco online, che, secondo dati del 2015, ha subito un'impennata del 31%. Questa impennata nei flussi di giocata ha conseguenze importanti per quel che riguarda la crescita del gioco patologico nella regione.  

Il Ce.re.so (Centro Reggino di Solidarietà), ha strutturato dal 2009 un percorso per il gioco d'azzardo patologico. Stando ai dati rilasciati dal Centro, a partire da quell'anno, fino al 2016, 276 persone si sono messe in contatto per informazioni, consulenze, primi colloqui sul GAP. Di queste, 98 hanno deciso di sottoporsi ad un percorso di trattamento contro la patologia e 51 hanno concluso la terapia. In Calabria, il fenomeno ludopatico, crea un altro problema di grande rilevanza: quello dell'usura. Recentemente è stata messa in atto un'operazione di polizia, soprannominata “Game Over” che ha sgominato una banda di cinque individui, dediti a prestiti ad usura nei confronti di alcuni giocatori patologici. I soggetti, titolari di sale da gioco, in questo modo “fidelizzavano” i malcapitati, richiedendo poi la restituzione della somma data ad un tasso altissimo.

Proprio per contrastare le attività malavitose nel gambling la giunta regionale sta mettendo a punto una legge che regolarizzi il gioco d'azzardo. Il percorso che dovrebbe portare, in Calabria, all'attuazione di una legge regionale contro il gioco d'azzardo, è alquanto tortuoso, essendo la stessa una delle regioni italiana ancora sprovviste di una normativa contro il GAP. Il presidente della Commissione anti 'ndrangheta, Arturo Bova, nell'aprile scorso, ad un convegno contro il GAP, aveva parlato dell'attuazione di una legge regionale che sarebbe servita a contrastare il fenomeno. Tra i punti fermi di tale progetto legislativo vi era il famoso distanziometro. Veniva, infatti, fatto “divieto di installazione di apparecchi per il gioco d'azzardo lecito in locali che si trovino, rispettivamente, a una distanza di 300 metri per i comuni con popolazione fino a cinquemila abitanti o 500 metri per quelli con popolazione superiore a cinquemila, dai 'luoghi sensibili”. Altro punto importante era “l'introduzione della negazione del patrocinio regionale per quegli eventi che ospitano o pubblicizzano attività che, benché lecite, sono contrarie alla cultura dell'utilizzo responsabile del denaro”. Ad oggi, però, la legge non è stata ancora promulgata, nonostante la forte spinta riformista.  

Per una legge regionale contro il gioco d'azzardo che tarda ad arrivare, vi sono alcune sentenze dei tribunali che aiutano ad inquadrare il fenomeno del GAP. Recentemente, il TAR di Reggio Calabria ha respinto il ricorso del titolare di un punto gioco contro la Questura di Cosenza per “l'annullamento del Decreto di revoca dell'autorizzazione rilasciata nel novembre 2016 ex art.88 Tulps e contestuale rigetto della richiesta di autorizzazione al cambio del codice di punto gioco presso il locale sito a Fuscaldo (Cs)”. Secondo il tribunale, il motivo della mancata autorizzazione andava legato al fatto che il suddetto punto gioco era frequentato da persone dedite alla criminalità organizzata. Insomma: anche se a rilento, qualcosa si muove in Calabria per contrastare quella che, ormai, è una vera e propria piaga sociale.



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