Benincasa: "La sconfitta storica del Pd viene da lontano"

Catanzaro, Martedì 13 Marzo 2018 - 18:52 di Redazione

La sconfitta storica del Pd viene da lontano. Non è solo responsabilità di Renzi ma di tanti altri che non possono  addossare la responsabilità solo a lui. Certo il segretario ha accelerato una crisi ed un’emorragia che ha portato i cittadini a ribellarsi votando movimenti e le spinte populiste di Trump. Dobbiamo trovare nuove strade per ripartire altrimenti se i lavoratori ieri votavano Pd ed oggi votano Salvini,  anche in Calabria,  non è solo un voto di protesta. Il popolo sovrano ha votato e fatto le sue scelte secondo le regole democratiche. I risultati indicano chiaramente i partiti che hanno vinto e quelli che hanno perso. Ognuno cercherà di spiegare le cause di quanto è successo, le responsabilità delle classi politiche dirigenti sconfitte. Nel disarticolato processo politico è sempre possibile ricostruire divergenze e cause anche  ad effetto. Il presupposto che non viene messo in discussione è che il popolo sovrano possa sbagliare? E’ possibile? La legittimità non attribuisce verità, ma attribuisce un diritto che contiene anche quello di sbagliare, se no che sovrano è. Non è cosa nuova. Nella storia evolutiva del pensiero politico molti autorevoli e non, a favore della democrazia, hanno messo in guardia dal rischio che l’ignoranza del popolo possa falsare le sue decisioni. Per superare gli ostacoli economici e sociali che limitano la partecipazione democratica è stato assegnato ai partiti ed ai movimenti il compito di selezionare e formare  la classe politica ed è stato riconosciuto ai cittadini il diritto di associarsi liberamente, dando vita ad Organizzazioni autonome, in rappresentanza di interessi collettivi (Sindacati, Confindustria ed altri), nell’intento di allargare la partecipazione alla vita politica. Queste istituzioni sono entrati in crisi allontanando sempre di più i cittadini e la politica ha fatto la sua parte. Un modo di fare politica e far funzionare il sistema democratico che presuppone una partecipazione dell’opinione pubblica in grado di fornire un consenso informato e responsabile per affrontare emergenze come l’immigrazione, precarietà e misure strutturali del lavoro, nuove disuguaglianze, difficilmente gestibili in un contesto di scarsità di risorse pubbliche e di vincoli internazionali ed europei da rispettare.  Un vuoto che viene colmato da promesse elettorali demagogiche che fanno appello più all’insicurezza, alla paura dell’elettore che non alla sua ragione. Molti si sono concentrati su alchimie partitiche per garantirsi la loro candidatura ed elezione a parlamentare senza garantire un governo al Paese, a causa di una legge elettorale discutibile ed incompresa anche da chi l’ha votata. Oggi c’è l’esigenza di riattivare i canali di comunicazione e di partecipazione fra cittadini e politica. Occorre ricostruire le reti sociali di raccordo e ricostruire la democrazia dei  partiti. Da Orlando a Renzi, ognuno sciolga la propria area di riferimento sapendo che dobbiamo essere una comunità politica dove possono esserci convergenze e divergenze ma sotto la stessa bandiera unitaria. Un atto di umiltà e responsabilità politica che c’è lo chiede il paese e i territori. Purtroppo sono venuti meno le ideologie forti del novecento che rendono difficile il percorso di rinascita dei partiti e delle rappresentanze sociali nelle forme già sperimentate. Non bastano le prospettive della “democrazia elettronica”, basata su forme di democrazia diretta. Occorre un dibattito più largo possibile ed inclusivo nel Pd, non a parole ma concretamente per arrivare ad identificare un candidato collegiale come fu il progetto dell’Ulivo. Non si devono ripercorrere antiche strade, non c’è bisogno di comitati elettorali o in alcuni casi compravendita di voti, ma i circoli devono riattivare la loro funzione nei territori per riacquistare fiducia nei nostri elettori e nella nostra gente. Quindi diciamo no alla nascita di Circoli per essere solo dei comitati elettorali. Non funziona. La democrazia e il consenso è dato soprattutto dal numero di sedi aperti e funzionanti sui territori, dove ognuno si senta partecipe per confrontarsi e decidere per la scuola per i figli, la sanità, il trasporto pubblico locale, ma no  ogni quattro anni. Una sfida per la rassicurante affermazione che il popolo ha sempre ragione. Il popolo ha il diritto di sbagliare e la politica e i partiti soprattutto il Pd deve impegnarsi perché ciò non accada. Pertanto, ”O si cambia o si muove”, ve lo avevamo detto in tempi non sospetti e non ci avete voluto ascoltare. In Calabria e soprattutto nella città di Catanzaro è l’ennesimo appello all’unità senza arroganza, personalismi e truppe cammellate ma con la consapevolezza di non alimentare uno scontro continuo che potrebbe proseguire con altre lacerazioni irreversibili, come la scissione con LEU, ma una classe dirigente responsabile e credibile nelle nostre periferie ha un compito maggiore di intercettare quella proposta progettuale che viene dal popolo e soprattutto dalla base democratica. Mi auguro che non si commettano più scelte precostituite e spero che il neo parlamentare prof. Viscomi, sia il garante di un processo democratico. Auguri e buon lavoro On. Viscomi.    

Sandro Benincasa  (Presidente Associazione Solaria)



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