Ferrara (M5S) al Consiglio delle Regioni: sindaci non siano soli in gestione fenomeno migratorio

Calabria, Mercoledì 07 Novembre 2018 - 19:07 di Redazione

«Garantire vie legali d’accesso a chi fugge da guerre e persecuzioni e supportare le autorità locali delle regioni frontaliere che devono gestire gli arrivi dei migranti». Queste le soluzioni che ieri l’eurodeputata Laura Ferrara ha illustrato nel corso del suo intervento al Consiglio d’Europa per la sessione della Camera delle Regioni. «La Calabria, così come altre regioni frontaliere, si trova a gestire sotto forma di emergenza il fenomeno migratorio che dovrebbe essere invece gestito in termini comunitari. La sproporzione degli oneri in capo a sette, otto Stati membri ricade inevitabilmente sulle spalle delle autorità locali, in prima linea nell'affrontare le sfide del primo soccorso, le sfide dell’accoglienza, una fase cruciale e di grande responsabilità se si pensa ai soggetti più vulnerabili, come i minori non accompagnati per i quali i sindaci sono diretti responsabili». Da qui parte l’esigenza di riforma dei due regolamenti pilastri del Sistema Comune d’Asilo: il Regolamento di Dublino e il Regolamento Procedure di cui la stessa Ferrara è relatrice. «Fin dal nostro ingresso in Parlamento io e i miei colleghi del Movimento 5 Stelle, abbiamo chiesto a gran voce la riforma di queste regole assurde, al fine di trovare il giusto compromesso tra responsabilità e solidarietà e per alleviare gli obblighi eccessivi che incombono su Paesi che si trovano ai confini dell’Europa. Nonostante quanto previsto dall'articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea a livello comunitario non vi è alcuna solidarietà tra gli Stati membri. Una mancanza che si palesa non solo nella gestione dei flussi migratori ma, anche e soprattutto, nella volontà di accogliere i migranti e i richiedenti asilo». «L’incoerenza di questa Unione europea – conclude la Ferrara – sta tutta nella difficoltà di far rispettare agli Stati membri il principio di equa ripartizione delle responsabilità e nel non garantire vie legali di accesso come alternativa valida al contrasto del traffico di esseri umani. Questo è il momento inoltre di ripensare una legislazione più aderente alla realtà che sostenga le autorità locali e le regioni situate ai confini esterni dell’Europa».



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